Nemo può essere l’inizio di un percorso destinato a cambiare la rotta dell’informazione, nel segno dell’inclusione e dell’uguaglianza

di Sara Ficocelli, giornalista de la Repubblica

L’incontro dedicato al rapporto tra immigrazione e notizie false organizzato da Arci Solidarietà Onlus rientra a mio avviso tra gli appuntamenti necessari ai quali tutti dovremmo partecipare almeno una volta, per approfondire questioni fondamentali che ci riguardano da vicino e che difficilmente riusciamo a sviscerare da soli leggendo i giornali e guardando la televisione. 

Potremmo quasi definire le iniziative di questo tipo un servizio pubblico di utilità sociale, pensato e organizzato nell’interesse di tutta la collettività per costruire qualcosa di duraturo come la buona informazione

Il valore aggiunto dell’iniziativa sono stati naturalmente gli ospiti, coinvolti in una serie di interventi particolarmente stimolanti nel corso di una tavola rotonda che ha dato la parola a giornalisti inviati sul campo, rappresentanti di organizzazioni non governative umanitarie, studiosi universitari e rappresentanti delle istituzioni, abbracciando quindi un ventaglio di punti di vista davvero variegato e completo oltre che complesso. 

Una delle parole d’ordine emersa dal dibattito è stata infatti complessità, perché solo comprendendo la natura estremamente sfaccettata e complessa del fenomeno migratorio è possibile inquadrarlo e quindi parlarne lontano da stereotipi, luoghi comuni e banalizzazioni. 

La grande colpa dell’informazione italiana è forse proprio quella di semplificare qualcosa che non è semplificabile e che fa parte della storia dell’uomo in maniera così intrinseca da essere quasi inscindibile rispetto alla sua natura di essere umano destinato all’azione e al movimento, al cambiamento, al pensiero errante sempre in cerca di futuro. 

Negare questa complessità o sminuirla con rappresentazioni enfatiche ed estremiste significa negare in qualche modo la nostra storia e ridursi a uno schema che non può rappresentarci, a nessuna latitudine e per nessun motivo sociale o politico. 

Gli interventi raccolti hanno messo in luce questo e molto altro, spingendo la platea a interrogarsi in maniera costruttiva e mai polemica o rancorosa su una questione che invece ogni giorno solleva rancori e polemiche nella popolazione, aizzata dalla politica e dall’informazione per i motivi meno edificanti. 

La tavola rotonda ha anche messo in luce quanto sia difficile per i giornali inquadrare in maniera obiettiva ed equilibrata certe questioni, proprio perché a volte sono i lettori a non essere abituati alla correttezza, affamati di gossip più che di notizie, frutto amaro di un sistema che da sempre disabitua alla qualità. 

È giusto fare i conti con questa realtà e prendere le misure della qualità dell’informazione in Italia anche sulla base dei limiti oggettivi che questa incontra ogni giorno, limiti imposti anche dal marketing e dall’editoria. 

Ma avere coscienza di questo non significa rassegnarsi bensì approfittare di un nuovo punto di vista e di partenza per provare insieme a cambiare e a migliorare le cose, cercando ogni giorno di trovare un compromesso tra il bisogno di un’informazione corretta e la necessità di produrre dei contenuti appetibili e capaci di sopravvivere alla guerra dei click che purtroppo domina il web. 

Una sfida stimolante che ci coinvolge tutti perché chiama a raccolta le energie non solo dei giornalisti ma anche dei lettori e quindi anche della politica e delle istituzioni: complessità, ancora una volta è questa la parola d’ordine, circondata da tanti altri vocaboli indispensabili, primo fra tutti “empatia”. 

Ringrazio quindi Arci Solidarietà Onlus e tutti i partner del progetto Nemo per avermi coinvolta in questa iniziativa così importante e costruttiva, e mi auguro che questo sia l’inizio di un percorso destinato a cambiare la rotta dell’informazione e del pensiero, nel segno dell’inclusione e dell’uguaglianza.


progetto NEMO

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